Ripensando al Bandi

20 febbraio 2011

Giuseppe Bandi, il Risorgimento, l’Unità d’Italia: l’omaggio del Giunco.net al nostro concittadino

di Piero Simonetti

Gavorrano – Sicuramente Giuseppe Bandi (nella foto nel 1859 quando era un giovane ufficiale di 26 anni) incamerò, senza saperlo, un aspetto fondamentale del carattere dei gavorranesi, ossia la caparbietà. Una caratteristica che lo ha poi accompagnato in ogni azione della sua esistenza.
Perfino la mano assassina dell’anarchico Oreste Lucchesi – che uccise Bandi il 1 luglio 1894 – venne armata dalla caparbietà della penna con cui Bandi attaccò, nei suoi giornali, l’altro vile attentato ai danni del presidente francese Sadi Carnot, ucciso anch’egli da mano anarchica cinque giorni prima, il 27 giugno dello stesso anno.
Giuseppe visse nella comunità di Gavorrano fino all’età di 14 anni, quando ancora era lontana la scoperta della pirite e la conseguente epopea mineraria. Nacque infatti nel 1834, secondogenito di Agostino Bandi ed Emilia Mazzinghi. Il padre, avvocato, era a Gavorrano a ricoprire il ruolo amministrativo di Podestà fin dal 1832. Successivamente la famiglia Bandi lasciò Gavorrano per Portoferraio ed altre destinazioni, legate alla carriera professionale del padre.
Il paese viveva essenzialmente del lavoro dei campi e del poco artigianato esistente. La mattina presto la gente partiva diretta al vasto piano, in compagnia del proprio mulo. Nei corbelli addosso alla schiena del quadrupede, qualche attrezzo, la fiasca dell’acqua ed il pane, un poco di vino ed una fetta di quel pezzo di lardo, appeso da tempo al trave nell’umida stalla sotto casa.

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